Il ministro Maroni: "Nell'emergenza immigrazione l'Italia è stata lasciata sola"
Il ministro Maroni, lasciando Lussemburgo, ha dichiarato: "L'Italia è stata lasciata sola dall'Europa. Mi chiedo se abbia un senso continuare a far parte dell'Unione europea". Leggi Reportage da Ventimiglia, dove i tunisini scappano in Francia
16 AGO 20

Il ministro degli Interni maltese, Carmelo Mifsud Bonnici: "Ogni stato membro è rimasto sulle sue posizioni, con una larghissima maggioranza contraria all'attivazione delle norme in questione".
"Quel che dobbiamo fare – ha ripetuto per due volte il ministro dell’interno tedesco, Hans Peter Friedrich, rivolgendosi a Maroni – è trovare un accordo con la Tunisia. Non possiamo accettare che un grande numero di immigrati venga in Europa passando dall'Italia". L'omologo francese, Claude Gueant, ha fatto sapere che continuerà la politica dei respingimenti: "Rimanderemo in Italia gli immigrati tunisini che si recano in Francia senza rispettare le regole della convenzione di Schengen".
Il ministro Maroni, lasciando Lussemburgo, ha dichiarato: "L'Italia è stata lasciata sola dall'Europa. Mi chiedo se abbia un senso continuare a far parte dell'Unione europea". “L'Unione – ha accusato Maroni – è diventata un'istituzione che si attiva subito solo per salvare le banche e dichiarare guerra, ma quando le si chiede solidarietà concreta per salvare un paese in difficoltà come l'Italia si nasconde. Per questo, anche se con l'Europa non si scherza – in riferimento al monito del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – quando l'Italia chiede aiuti gestire i rimpatri, bloccare gli sbarchi e investire in Tunisia e le viene risposto 'devi pensarci tu perché ci sei vicina’, allora mi pare che qualcosa non funzioni", ha sottolineato il ministro dell'interno da Lussemburgo. "Siamo l'unico paese europeo che si è attivato con la Tunisia, mi pare che se la risposta europea è questa allora meglio soli che male accompagnati”.
Per l'opposizione ha commentato Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd del Senato: "Se oggi l'Europa è così riluttante ad assumersi le sue responsabilità su una questione così importante come quella dei flussi migratori, dipende dal fatto che in gran parte ci sono governi di destra".
Dopo Maroni ha parlato anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che ha sottolineato come "il governo italiano è estremamente deluso da un comportamento dell'Europa che non potevamo immaginare". Secondo il titolare della Farnesina, che ha incontrato l'omologo britannico William Hague, "è mancata la voce di un'Europa unita che consideri l'immigrazione un grande tema globale. L'Europa - ha concluso Frattini - resti con il suo egoismo e noi troveremo altre soluzioni".
"Dopo l'egoistica e anticomunitaria posizione assunta oggi dall'Europa nei confronti di uno Stato membro diventa obbligatorio e urgente predisporre un blocco navale assoluto a difesa delle nostre acque e dei nostri confini, come peraltro previsto nell'accordo siglato dal ministro degli Interni, Roberto Maroni, con il Governo tunisino". Lo dice il ministro della semplificazione Roberto Calderoli. "Proprio ieri - prosegue Calderoli - avevo lanciato la proposta di ritirare le nostre truppe attualmente impegnate in Libano, proposta che oggi, alla luce della posizione assunta dall'Europa, diventa un atto obbligatorio. Ho accolto con soddisfazione la disponibilità del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ad una prossima riduzione dei nostri contingenti militari impegnati nelle missioni di pace in Kosovo e in Libano. Mi fa piacere - aggiunge - ma adesso dalle parole occorre passare ai fatti, visto che le spese per le missioni internazionali militari non hanno fatto altro che salire. Appare insostenibile, in una fase di crisi economica internazionale e di fronte ad un'emergenza umanitaria che rischia, per noi, di trasformarsi in un'invasione, spendere qualcosa come un miliardo e mezzo di euro l'anno per 30 missioni militari, dicasi 30 missioni, in ben 22 paesi del mondo per un totale di circa 8000 uomini complessivamente impegnati. Pensiamo a casa nostra prima che diventi quella di altri"
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